Il Movimento “Rompiamo il silenzio” a Bari: Franco Basaglia è con noi

 

Nel presente il disegno del possibile è lo spazio nel quale io acquisto la certezza di ciò che decido; senza possibilità non ho alcuna libertà; senza vedere il possibile agisco ciecamente; soltanto conoscendo il possibile so che cosa faccio realmente.

Max Weber, Il politico, lo scienziato, il filosofo

 

La questione psichiatrica in Puglia, da circa due anni, è messa in discussione a partire dal gruppo attivo di Psichiatria Democratica pugliese e attraverso l’evento del 31 marzo 2017 “Rompiamo il silenzio: salute mentale, crisi del welfare e malessere sociale” al Fortino di Bari, è nata l’idea di un nuovo Movimento regionale per la tutela della salute mentale, gestito da soggetti volenterosi e competenti. Un Manifesto che “rompe il silenzio” proponendo nuove prospettive reali, denuncia le contraddizioni interne alle organizzazioni dei servizi di salute mentale e l’indebolimento progressivo dei servizi pubblici territoriali. Un altro momento collettivo di confronto (tra senatori/senatrici, deputati/e, consiglieri/e regionali e comunali) è stato avviato nell’ Università degli Studi di Bari “Aldo Moro” nella giornata del 22 gennaio 2018 dal titolo “La salute mentale in Puglia: criticità e prospettive future”, in nome del cambiamento politico e culturale sulla “questione psichiatrica”. Una particolarità rilevante è che nessun rappresentante politico si è fatto portavoce di tali questioni. Solo con una “rete di cittadinanza attiva” è possibile coartare la politica, “costringendola ad invertire la rotta e di farsi sentire rompendo il silenzio” si esprime così Carlo Minervini nell’ articolo[1] pubblicato sul periodico Silenzio Indotto n. 30 del Centro Sperimentale di Ricerca e di Studio per la Salute Mentale “Marco Cavallo” e dell’associazione 180amici Puglia. Un’iniziativa (partecipata in prima persona) si è svolta nella giornata del 03 luglio 2018, un sit-in sotto il Palazzo del Governatore Emiliano per rivendicare i principi della legge 180  e la sua piena applicazione[2].

 

 

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Foto scattata a Bari durante la protesta civile.

Un forte senso di protesta scaturito dalle mancate pratiche orientate verso la ripresa e l’ emancipazione delle persone che attraversano il malessere mentale. I cittadini e le cittadine richiedono di essere partecipi delle decisioni e dell’organizzazioni dei servizi e, inoltre, richiedono la messa in campo di politiche che rinforzino i Centri di Salute Mentale, centri comunitari e non privatizzati.  Queste Associazioni (oltre 15 di tutta la Regione Puglia) sottolineano che da troppi anni il flusso economico sancisce la stabilità delle strutture residenziali pesanti che tendono a cronicizzare gli ospiti.  Dove finisce il sevizio pubblico e le buone pratiche di sensibilità?  Istanze di revoca, riunioni, incontri formativi, documenti, richieste che queste Associazioni attuano per scontrarsi con quelle politiche e amministrazioni pugliesi indifferenti e escludenti nei confronti dei pazienti e delle loro famiglie. Nell’ assemblea si sono riuniti operatori sanitari, studenti e famiglie, uniti nello slogan “Meno posti letto, più lavoro”. Il Centro a Latiano (Brindisi) è autogestito dai pazienti e favorisce assistenza e inclusione delle differenze, ad esempio coesistono comunità di auto-mutuo-aiuto, i gruppi delle Donne[3], attività musicali e artistici, e abilità alla tampografia. Parlando con un collaboratore-professore di storia dell’arte Maximiliano Carlos Montero Penido si scopre il legame terapeutico tra le produzioni materiali dei malati e delle malate e la creatività. Questi gruppi relazionali sono misti, i ruoli sociali si spogliano di potere e i pazienti ritrovano la bellezza della condivisione e dei pari diritti. Ascoltando diverse storie[4], quelle che più risaltano al cuore sono quelle di Augusta e Antonia. Augusta nutre dentro di sé una speranza e, al tempo stesso, una delusione: ha posto la propria vita nelle mani degli altri, in piena autonomia. Nonostante tutto, però, l’idea della solitudine è per lei intollerabile , provocandole un malessere psichico. Seguono anni di sofferenza con l’approdo della diagnosi psichiatrica. Augusta non molla, decide di accettare il suo bipolarismo e inizia ad impegnarsi, senza abbandonare la sua voglia di aiutare il prossimo. La speranza, presente da molto tempo, suscita in lei una spinta vitale, tale che dopo dieci anni è riuscita a guarire. L’effetto catartico del  volontariato, in questo caso, ha allentato le pressioni emotive e garantito una doppia occupazione, su di sé e sugli altri. Oggi, Augusta è felice ed è un punto di riferimento per il Centro di Latiano “Marco Cavallo”, una cittadina completa come Antonio, che durante la manifestazione a Bari, gridava “Più umiltà! Più senso del dovere!”. Altra donna coraggiosa è Antonia Loconsole[5], accompagnatrice e moglie di Michele Bento. Il loro amore  si manifesta nella resistenza alle gravi problematicità. Michele soffre di depressione cronica paranoica, la sua chiusura al mondo si è aggravata in diverse fasi, mentre le cause di tale disturbo sono paralizzanti e indescrivibili. Le violenze inflitte in famiglia sono le più pericolose, scatenano tragedie. La non comunicabilità di Michele, il suo sguardo quasi assente, è un silenzio “altro”, allontanamento dalla realtà o un momentaneo ritiro in se stesso, che permette una sospensione. Il contatto autentico accade là dove Michele dialoga solo con i propri figli e con sua moglie. Antonia si commuove nel raccontare le sue battaglie, e noi assieme a lei. Un sostentamento economico da parte delle istituzioni locali sanitarie, richiesto dalla famiglia Loconsole-Bento, dev’ essere un bisogno primario. Antonia bada da sola alle spese farmacologiche, e per fortuna ha trovato rifugio in un gruppo comunitario di salute mentale a S. Spirito (Bari).

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L’amico Cosimo con il cartellone “Basta essere pazienti”.

 

Recentemente La Repubblica ha dedicato per i quarant’anni dalla riforma Basaglia – nella sezione RSalute curato da Daniela Minerva (nº1009 del 1 maggio 2018) – diversi articoli, immagini e riferimenti bibliografici dal tema Così i matti diventarono cittadini. Già dall’ inserzione, ciò che viene messo a fuoco è il divenire dall’ essere matti all’ essere cittadini a partire dalla chiusura delle istituzioni manicomiali. L’intervista al professore di Psichiatria sociale all’ Università di Trieste Peppe Dell’Acqua, uno dei più stretti collaboratori di Franco Basaglia, propone un ripensamento concreto su ciò che è accaduto prima del 13 maggio del 1978. Di fatto una duplice frattura all’ interno del modello medico, segnata dall’ arrivo di Basaglia a Gorizia nel 1961 e dal reportage La favola del serpente realizzato da Pirkko Peltonen, giornalista finlandese, all’ interno delle assemblee goriziane. Questa testimonianza diretta ha capovolto radicalmente l’immaginario collettivo sul malato mentale, la Peltonen mostrerà in Finlandia e nel resto del mondo lo sguardo puro[1] – così scrive nell’ incipit del documentario – della camera 16 millimetri sulla variegata comunità dell’ Ospedale di Gorizia, e con il tentativo di ripetere l’esperienza francese del «cinéma-vérité». La metafora del serpente che entra dalla bocca dell’individuo addormentato e divora il suo interno,  simboleggia il potere coercitivo che schiaccia le soggettività, lasciandole inermi e prive di senso. Nel video c’è un dibattito tra l’intervistatrice Pirkko e gli internati e le internate di Gorizia sul ‘perché’ girare un documentario dentro l’ospedale psichiatrico, una modalità del tutto nuova e filosoficamente maieutica. I pazienti rispondevano alle provocazioni, volevano addirittura essere pagati, rivendicavano la loro identità sociale di ‘matti’ e partorirono i loro progetti. «I pazienti non vollero ridursi ad oggetti di ripresa, il rapporto tra loro e chi li riprendeva con la macchina da presa diventava una negoziazione tra chi acquista e chi vende»  racconta Peltonen e questa capacità di decidere sulla loro immagine, votando democraticamente in assemblea (riconoscimento partecipativo e responsabile), fu uno dei meriti più straordinari di Franco e Franca Ongaro Basaglia. Morale della favola è che la realtà manicomiale dimostra che in questa società siamo tutti schiavi del serpente e se non cerchiamo di sputarlo fuori, non saremo mai più liberi.  180 amici Puglia e il Centro Sperimentale “Marco Cavallo” di Latiano, sono il divenire concreto di libertà.

Di Anna Capriati

 

 

 

 

[1] Il periodico 180 Meraviglie è iscritto al Tribunale di Brindisi, così da poter diffondere maggiormente l’esperienza collettiva del Marco Cavallo e si avvale della collaborazione del giornalista Maurizio Distante. Questo lavoro non solo riporta le esperienze di tutti e tutte i/le protagonisti/e all’interno e all’esterno del Centro, ma anche le interviste, disegni,  saggi teorici, in breve, scenari di relazioni, affetti e bisogni al di là del disagio psichico.

[2] Non si può non ringraziare l’accoglienza, la solidarietà e la luce negli occhi di tutte le persone presenti in questa protesta civile. Inoltre, senza lo scambio d’informazioni con l’operatore Riccardo Ierna, quest’esperienza diretta non sarebbe stata possibile.

[3] Un ringraziamento speciale a Maria Loss e la psicologa Maddalena Guida per aver fornito notizie, suggestioni, idee.

[4] Raccontare vite “spezzate” non è una pretesa intellettuale o clinica, anzi, la scelta di inserire alcune storie rievoca in noi la complessità del nostro essere-nel-mondo e le sue precarietà. Si dice, siamo tutti/e un po’ folli. Il disagio psichico nell’immaginario comune viene allontanato dai “normali”, segnato (stigma) dal timore e dall’angoscia patologica. La filosofa statunitense Martha Nussbaum fa appello ad un eterno ritorno all’”emotività simpatetica” – mettersi nei panni degli altri, empatia tra pari – perché se educare alla compassione è stigmatizzante, allora il problema deriva dall’assenza di consapevolezza della propria vulnerabilità. (M. Nussbaum, Non per profitto, perché le democrazie hanno bisogno della cultura umanistica, trad. it. R. Falcioni, Il Mulino, Bologna, 2011.

[5] I cognomi sono stati trascritti solo dopo aver chiesto ai referenti il consenso alla pubblicazione.

[6] Il video completo: https://www.youtube.com/watch?v=McM9w2t2lv8.

 

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