Hidden è fare Philosophy dentro di sé

L’educazione è la migliore preparazione alla futura vita sociale.

Immanuel Kant, Pedagogia

 

Anche quest’anno è stato avviato il percorso creativo-didattico di ricerca applicata ai classici della filosofia Hidden Philosophy, una rete sperimentale creativa che ha coinvolto diverse scuole baresi: l’istituto “G. Bianchi Dottula”, i licei “G. Salvemini” e “Ilaria-Alpi- E. Montale” – Rutigliano.  Il lavoro condiviso da diciotto docenti di competenze diverse è un modo “altro” per avvicinare i giovani alla speculazione filosofica, contaminata da una ricerca artistica di forte impatto visivo. La sociologa Letizia Carrera delinea due aspetti principali di questo progetto: il confronto con gli altri e il confronto con se stessi. L’intersecarsi dell’operazione individuale in quello collettivo è il modus operandi didattico di Hidden Philosophy, collocato nella circolarità di idee e passioni comuni. La prof. ssa Loredana Perla suggerisce agli insegnanti la necessità di una trasposizione dalle discipline alle didattiche e viceversa, sulla scia di una transdisciplinarità che – a parere della prof.ssa Annalisa Caputo  – tenga conto della specificità della pratica filosofica.

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Loredana Perla alla presentazione finale del progetto Hidden Philosophy il 06 giugno 2018 presso l’Università degli Studi di Bari “Aldo Moro”.

Se siamo esposti alla velocità del tempo, aggiunge Carrera, allora è importante dar-si tempo , camminare a ritmo del flâneur di Charles Baudelaire, quel gentiluomo che vaga per le vie cittadine senza meta e prova emozioni nell’ osservare il paesaggio. In Camminare di Henry David Thoreau i lunghi vagabondaggi dell’autore seguono la bussola dell’istinto, in cerca di nuove avventure.  L’imprevidibilità del viaggio dona più aria e più sole[1]nei nostri pensieri, Thoreau cita il trittico delle Esperidi di Hans von Marées (1884) , le ninfee delle mele dorate.

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Le nostre mele dorate sono i frutti artistici prodotti da Hidden Philosophy, e in che cosa consiste tale produzione? Ad ogni studente e studentessa  sono state consegnate pagine strappate o stralci stampati estratti da un testo di filosofia, e dopo averle lette, hanno selezionato le parole[2] che più evocavano dei significati nascosti da scoprire e ri-contestualizzare. Il resto del testo viene cancellato[3] e diventa parte integrante di una nuova immagine. La ricerca delle parole nascoste ha permesso ai ragazzi e alle ragazze di voler comprendere in che modo quei significati comparissero nel testo,  provare a leggere l’opera originaria, aprendo così allo stupore che la ricerca filosofica dischiude e rafforza. Successivamente, hanno prodotto delle “icone concettuali” vale a dire l’aspetto del di-segno, inteso dal filosofo della percezione Merleau-Ponty come “creazione” sempre nuova, in quanto non rappresenta il mondo ma lo presenta in ogni istante. Scrive infatti: «Il pittore  si dà con il suo corpo dice Valery. E, in effetti, non si vede come uno Spirito potrebbe dipingere. È prestando il suo corpo al mondo che il pittore trasforma il mondo in pittura»[4]. Allo stesso modo, Hidden Philosophy realizza con la dialettica parole-immagini un operazione ermeneutica attiva, in grado di de-costruire (distorsione, disvelamento, si complica la comprensione eterogenea del testo) e valorizzare pensieri che risveglino un eco nel nostro corpo[5], l’eco della creatività. Non è un caso il riferimento a Jacques Derrida che in Sproni avverte l’esigenza di spingere la decifrazione di un testo scritto il più lontano possibile[6]. Una “spinta” che i ragazzi e le ragazze utilizzano nell’atto stesso di pensare alle immagini… e alle maschere.

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Realizzate dalla 3^F scientifico (G. Salvemini) queste maschere raffigurano citazioni tratte dalla Repubblica di Platone sul tema del potere. Sullo stesso filosofo, un altro esempio è il disegno della studentessa Paola Pilolli (classe 3^BU scienze umane Bianchi Dottula) sulla pagina estratta dal Simposio: due corpi abbracciati tra la “forza” e la “debolezza” nella “specie umana”.

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L’aspetto più interessante sul piano creativo-didattico è proprio questo incontro di prospettive che costringe a considerare le forme artistiche come materiale da costruzione per il sapere filosofico. Complessivamente, Hidden è un fare Philosophy dentro di sé, investe lo studente, se ne appropria, poi esce da se stesso e infine lo riversa «in un vortice di pensieri e di provocazioni, i quali sono colti al volo per sollecitare dubbi in uno scenario diffuso di curiosità intellettuale, di rimandi e di ripiegamenti».[7]

Al di là dei metodi e strumenti didattici, delle fasi di lavorazione e delle tecniche utilizzate, ciò che scaturisce dal rompersi di una lezione quotidiana è l’aprirsi di un varco etico-creativo nella complicità alunno-insegnante stimolante e enigmatico.  La ricerca delle parole-chiave nascoste nei testi filosofici rinvia ad una inesauribile ulteriorità, ad un orizzonte di vita e di significato sempre nuovo e più vasto. L’ inesauribilità nascosta di Hidden nell’amore per la Philo-sophy fluisce nelle immagini, colori, suoni, forme, atmosfere, aspetti e battiti: così si viene presi da un turbinio estetico che rapisce il cuore e affascina.

[1] Henry D. Thoreau, Camminare, ed. Oscar Mondadori, 2009, pag. 19.

[2] Tecnica del found poetry cioè l’autore/autrice cancella la maggior parte del testo lasciando scoperte le parole lette, selezionate e poste in ordine o collegate, produrranno un nuovo testo. In alternativa, la black-out poetry dove il testo viene completamente annerito, lasciando visibile solo le parole selezionate.

[3] L’arte della “cancellatura” dell’artista-scrittore italiano Emilio Isgrò rafforza il senso delle parole e lascia nella “traccia” scritta una possibilità di conoscere per visibilia invisibilia, quell’invisibile esposto alla visibilità dell’immagine.

[4] ] M. Merleau-Ponty, L’occhio e lo spirito, edizione SE, Milano, 1989,  p. 17.

[5] Ivi, pag. 20.

[6] J. Derrida, Sproni. Gli stili di Nietzsche, Milano, Adelphi, 1991, p. 113.

[7] Lina De Marco, Una esperienza didattica tra filosofia e arte: «Quale bellezza salverà il mondo?», saggio sulla rivista Logoi.ph – Journal of Philosophy, n. IV, 10, 2018 – Beauty and Vulnerability, scaricabile online

 

 

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