audio Vizi e virtù del caso

29 Gennaio 2018 presso la libreria Prinz Zaum a Bari, secondo appuntamento con il Caffè filosofico con il prof. Mario Manfredi, docente di Filosofia morale, la prof.ssa Maristella Trombetta, docente di estetica (Università degli Studi “Aldo Moro” di Bari. Introduce e modera il dibattito Mario De Pasquale, presidente Sfi Bari.

Per questo motivo l’uomo felice ha bisogno dei beni relativi al corpo, e anche di quelli esterni e dipendenti dalla sorte, per non essere ostacolato riguardo a essi.

Aristotele, Etica Nicomachea, VII, 13, 1153b

Esistono diversi modi di interpretare le coincidenze o l’imprevedibilità degli eventi, uno tra questi è l’uso della dialettica discorso-immagini utilizzata dalla relatrice Maristella Trombetta, come “pretesto e immediatezza” nella ricerca della rappresentazione simbolica del caso. Questa “mania” delle immagini è un’interazione filosofica attraverso le metamorfosi delle rappresentazioni sul caso nel tempo e il loro dispiegamento nella domanda sul senso dell’Essere.

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La prof.ssa Maristella Trombetta (a sinistra), il prof. Mario Manfedi (al centro) e il presidente Sfi Mario De Pasquale durante il caffè filosofico a Prinz Zaum.

Nell’antichità Tyche è la divinità della Fortuna e del Destino dei mortali, raffigurata spesso nella pittura vascolare greca accanto a Nemesi, la dea della Giustizia e del compimento di una giusta causa. Con Nemesi, il concetto di destino/caso subisce una “prima metamorfosi”, presentata dall’emergere dei principi più importanti della cultura ellenica: la legge dell’armonia, la compensazione del bene e del male in egual misura e  il ‘ciò che sta per accadere’ (fato) come evento giusto.

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Nemesis e Tyche, V secolo a c., Museo Archeologico di Berlino

Il termine storico di “nemesi” indica un avvenimento o una serie di avvenimenti negativi che si ritiene seguano ad un periodo di particolare prosperità o fortuna. La sfortunata campagna di Russia, ad esempio, è considerata dagli studiosi la “nemesi storica” di Napoleone, in quanto rilevava i suoi errori e i suoi limiti, sfaldando il mito che anche l’idealista Hegel aveva costruito sulla sua figura. Un rimando alla modernità sulla percezione di nemesi è dato dal sociologo Ivan Illich, un critico radicale della civiltà industriale e delle istituzioni moderne.

Nel 1976 scrisse Nemesi medica, in cui contestava la medicina ufficiale e l’estensione del suo potere sulla società. Per Illich la medicina provoca non solo essa stessa la malattia – iatrogenesi-  ma diventa una macchina per creare consumatori incapaci di avere consapevolezza e saper autogestire la propria salute. Perché Nemesi medica? Le cure prestate, la difesa contro gli effetti nocivi delle cure, provocano una reazione paradossale che è costituita da un aumento del danno, per cui ciò che era nato per portare beneficio si risolve in un’ulteriore sofferenza per l’individuo. Leggendo Illich:

I greci nelle forze della natura vedevano delle divinità. Per essi la nemesi era la vendetta divina che colpiva i mortali quando questi usurpavano le prerogative che gli dei riservavano gelosamente a sé. Nemesi rappresenta la risposta della natura alla hybris , alla presunzione dell’individuo che cercava di acquistare gli attributi del dio[1].

Non esisteva una concezione della predestinazione, perciò il caso era un punto tra tante scelte orientate verso il bene della persona, e ad Aristotele si deve la prima concettualizzazione del fenomeno della fortuna in termini filosofici e la riabilitazione empirica dell’imprevedibile. In Aristotele, si erge una grande fiducia nelle capacità umane[2] di respingere le incursioni della cattiva sorte, per mezzo della razionalità e del buon carattere (virtù) che lo determina. Nella tradizione aristotelica, la fortuna è una causa accidentale nelle cose e che avvengono per scelta in vista di un fine.

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Pavimento di Siena, ruota della fortuna.

Nell’arte medievale, dimostra la relatrice Trombetta tramite diapositive, la dea Tyche è raffigurata con una cornucopia e con la ruota della fortuna: il corno dell’abbondanza, con un timone che simboleggia il suo pilotare senza destinazione. Il filosofo più suggestivo in età medievale è Severino Boezio che nella sua opera De Consolazione philosophiae paragona la Fortuna ad una ruota che fa girare la vita degli uomini; essi infatti a volte si trovano in una posizione favorevole, a volte sfavorevole, perché la Fortuna, filosoficamente, rimanda alla casualità, a quel qualcosa contro cui la volontà umana non può far nulla.

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“La ruota della Fortuna”, miniatura tratta da ‘Raccolta di Omelie latine’ (Liguria, XV secolo), Bibliothèque nationale de France, Parigi.

Altra metamorfosi avviene nel Rinascimento e l’autore italiano che ha dedicato un’analisi specifica al tema della fortuna, ponendolo al centro del proprio pensiero, insieme politico, antropologico, e sociale è Nicolò Machiavelli. Come per Giordano Bruno, e contrariamente al metodo cartesiano che informa l’epistemologia moderna, il soggetto del sapere non è astrattamente isolabile dal suo contesto storico e  ambientale. Se tale sapere, come era teorizzato in Francia e in Inghilterra, si definiva come un linguaggio formalizzato capace di rappresentare il reale e di consentirne il dominio – sottraendolo alle sorprese della contingenza – Machiavelli rovescia il rapporto tra teoria e pratica o tra forma e contenuto. Piuttosto che sottoporre la vita al gioco della sorte, sempre molteplice ed eterogeneo, dei casi singolari alla totalità immobile delle leggi generali, egli rovescia anche in questo caso l’ordine, dando conto alla mutevolezza della vita. Dipende da un “gioco incrociato” che nessun protagonista è in grado di gestire da solo per troppo tempo senza che, prima o poi, la sua fortuna non si rovesci[3].

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Tadeusz Kuntze Konicz, Particolare della Rappresentazione della  Fortuna, 1733-17933, Varsavia.

Infine, la relazione del professor Mario Manfredi sulle categorie di ‘causa’ e ‘caso’ e l’equivalenza del secondo come “intersecazione di cause” . Possiamo impedire l’imprevedibilità con la costruzione di una serie di cause? Il meccanicismo causale degli eventi è l’antitesi della casualità dell’avvenire, Manfredi afferma “siamo giocati dal caso” e in questo gioco tra determinazione e incertezza, siamo collocati nel mondo e in tal senso tutti i nostri atti sono giusti, ma sono anche indifferenti[4].

(Si ringrazia la prof.ssa Trombetta per le fonti iconografiche)

[1] I. Illich, Nemesi medica. L’espropriazione della salute, ediz. RED, Como, 1993, p. 31

[2] Questa rilevanza di Aristotele verso le azioni umane è spiegata bene dalla filosofa statunitense Martha Nussbaum in La fragilità del bene. Fortuna ed etica nella tragedia e nella filosofia greca, trad. it. R. Scognamiglio, Il Mulino, Bologna 1996, p. 598.

[3]  Sul pensiero di Machiavelli il riferimento a G. Deleuze e  F. Guattari, Che cos’è la filosofia? , trad. Angela De Lorenzis, Einaudi, 2002.

[4] Jorge Luis Borges, Aleph, 1899-1986, ed. Feltrinelli.

 

 

 

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