Concorso: un punto di vista ‘filosofico’ sui 24 CFU

di Annalisa CAPUTO
(vice-presidente SFI-Bari e docente di “Didattica della Filosofia” e “Linguaggi della Filosofia” presso UNIBA)

Facciamo (dal punto di vista filosofico) un breve punto della situazione dei 24 crediti di area antropo-psico-pedagogica e didattica necessari per partecipare al Concorso per l’insegnamento nelle Scuole Secondarie superiori.

C’era una volta una prima proposta del MIUR che escludeva completamente gli insegnamenti di filosofia dal novero di quelli che potevano essere scelti per l’acquisizione dei 24 crediti. C’è stata poi una levata di scudi; Docenti universitari di filosofia, da tutte le parti d’Italia, hanno scritto sulle principali testate giornalistiche nazionali; la Consulta filosofica nazionale, la Società filosofica italiana, e le varie Società scientifiche di filosofia si sono mobilitate, e si è riusciti ad ottenere qualcosa. Non è stato lo stravolgimento di un sistema (forse troppo più grande di tutti noi), ma il tentativo di ribadire la necessità (o per lo meno la possibilità) di uno spazio per la filosofia, all’interno dei 24 crediti.

Ne è quindi venuta fuori la proposta fatta dal MIUR in agosto: è il decreto 616 del 10/08/2017 (che chiarifica quanto prima era detto genericamente all’art. 5 del decreto legislativo 13 aprile 2017, n. 59).

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Di che cosa si tratta? Come sanno gli interessati, i 24 crediti sono acquisibili in 4 aree: (1) pedagogica, (2) psicologica, (3) antropologica, (4) didattica. La filosofia è ora presente nella terza area, come Antropologia filosofica. Ed è presente come Didattica della filosofia (là dove questo insegnamento è attivato) nella quarta area.

Quindi – in linea teorica, in base ai piani di studio dei diversi Corsi di laurea in Filosofia – ben 18 dei 24 crediti sono acquisibili in area filosofica. Certo, la maggior parte dei Corsi di laurea in filosofia devono attivarsi; non tutto e ovunque è già pronto. Ma per lo meno si deve sapere che questa è una possibilità.

Veniamo all’oggi. Il suddetto decreto, unito alla Nota del Miur ‘Chiarimenti sui 24 CFU’ (Prot. n. 29999, del 25/10/2017), delega alle Università il compito di certificare i crediti (sia quelli già acquisiti, sia quelli che si acquisiranno/acquisteranno quest’anno, in vista del concorso). Possiamo immaginare il caos che si sta creando nelle Università e l’assurdità del lavoro burocratico da fare, nella misura in cui il Miur chiede anche alle Università di verificare i programmi degli esami già svolti (di cui si chiede il riconoscimento) e la loro coerenza con quanto chiesto dal decreto.

Ci asteniamo dal commentare questa richiesta. Una Università potrà mai dichiarare che uno studente (che ha fatto un esame per esempio di Pedagogia generale o di Antropologia filosofica in un corso di studi ‘interno’ alla stessa Università…) ha fatto un esame non valido? Dilemma fantascientifico: se dichiara che non è valido (perché gli obiettivi del programma non corrispondono ‘essenzialmente’ a quanto chiesto dal MIUR) sta dichiarando di essere una Università da non frequentare…, perché incapace di garantire ai propri studenti e laureati esami ‘validi’ ai fini concorsuali; se invece con buon senso dichiara che è inevitabilmente valido (perché è stato inserito in un Piano di studi validato dall’Università stessa e tenuto da un docente a cui l’Università ha dato la cattedra o l’affidamento), che senso ha verificare punto per punto che cosa è scritto nel programma del docente? È chiaro che per 6 crediti nessun docente potrà insegnare ‘tutto’ di quella disciplina e quindi mai in nessun programma si troveranno ‘tutti’ gli obiettivi richiesti dal decreto MIUR.

Ma lasciamo il dilemma teorico. Veniamo al pratico. Ogni Università si prenderà quindi la responsabilità di ciò che fa e certifica… prestando il fianco a molti ricorsi (ma intanto chi deve acquisire i crediti perderà tempo: gli converrà ‘ricorrere’ oppure adattarsi ai ‘pacchetti’ di esami aggiuntivi proposti dalle varie Università?).

Ulteriore passaggio. Ci sarà un comitato di gestione (i termini ormai sono questi) per ogni Università; ovviamente per lo più gestito da pedagogisti. In alcune università è già insediato; in altre si sta insediando. Sarà interessante capire il peso che in questo caso avranno i filosofi; o comunque quelli che insegnano le didattiche specialistiche, legate alle diverse discipline.

Sostanzialmente in questo anno di passaggio il comitato dovrà capire che cosa è già presente nell’offerta formativa di ogni università (e quindi i crediti acquisibili attraverso un curriculum ordinario) e che cosa non c’è e quindi va acquistato con ‘attività formative specifiche’, esterne ai Corsi di studio, con insegnamenti rientranti nelle 4 aree previste dal decreto [notare la differenza tra acquisibili… e acquistabili.

Ci auguriamo che sia veramente solo una fase di passaggio; perché sarebbe assurdo che un Corso di laurea non garantisse (con il proprio piano di studio) ai propri studenti la possibilità di acquisire internamente i 24 crediti, e li costringesse a fare ‘altri’ esami, fuori ‘piano’.

Ma di fatto ‘oggi’ ci sono numerosi ‘casi’ di laureati che non hanno al momento i famosi 24 crediti, e che quindi li devono acquisire (in quest’anno…, se è vero che il concorso sarà nel 2018, o massimo all’inizio del 2019).

Non entriamo nel merito di questa evidente ingiustizia e assurdità, che costringe persone che quando si sono laureate sapevano di avere i crediti necessari per partecipare al concorso del TFA (e dunque poi al Concorso per l’insegnamento) e ora invece si devono iscrivere di nuovo… per acquisire ciò che manca. Evitiamo di entrare in questo argomento e facciamo finta di accettare comunque quello che è ormai un dato inevitabile. E torniamo ai ‘casi’ dei laureati che devono acquisire/acquistare i crediti. Per i laureati in filosofia spesso si tratta solo di alcuni crediti, perché sono generalmente previsti nei piani di studio esami di pedagogia, psicologia, didattica, antropologia, ecc.

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Concludiamo segnalando quindi un ultimo problema: che in realtà è una decisione che nei Corsi di laurea e nelle Università si sta prendendo…

Se un Corso di laurea in filosofia non ha al proprio interno insegnamenti che rientrano nei 4 ambiti, per quest’anno potrà giustificarsi davanti ai ‘propri’ laureati, ma da subito dovrà cambiare il proprio piano di studi. Se un Corso di laurea in filosofia invece ha al proprio interno insegnamenti che rientrano nei 4 ambiti, potrà lasciare che i propri laureati acquisiscano questi crediti ‘fuori’ del Corso di laurea? Significherebbe vanificare anche gli sforzi che si sono fatti a livello nazionale per non lasciare i 24 crediti solo all’area psico-pedagogica e di didattica generale. Diventa quindi necessario difendere questa possibilità (per noi necessità): che le Università non si preoccupino solo di proporre pacchetti di crediti da offrire ai laureati perché li acquistino, ma anche che – là dove è possibile – orientino i laureati ad acquisire i crediti all’interno dei propri Corsi di laurea, il ché tra l’altro sarebbe un enorme risparmio economico e di tempo (perché si tratta di crediti acquisibili con esami già curricolari, per cui i docenti sono già stipendiati; corsi che vengono regolarmente già frequentati dagli studenti). D’altro canto diventa necessario che gli studenti e i laureati sappiano di questa possibilità e la facciano valere; e che i docenti (e i referenti dei dipartimenti e dei corsi di studio) la conoscano e ne diano notizia nella maniera più ampia possibile. Queste sono considerazioni ‘teoriche’ generali.

PS: il nostro corso di laurea ha più di 24 crediti acquisibili ‘internamente’; 12 di area filosofica, al momento.

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