Hidden Philosophy, come l’arte, è una creazione: una trasfigurazione del pensiero

DI ANNA CAPRIATI

E quel che ci garantisce, quel che manifesta nel modo più trasparente la scelta profonda e fondamentale che si fa, non sono gli abbracci più o meno retorici con cui si avviluppa la propria amante, quanto piuttosto il bacio misurato che si dà sulla guancia di un bambino cui si vuole bene, è questo che costituisce il sigillo stesso della verità propria del sentimento che si prova.

Michel Foucault, La Parrhesia 

 

Incoraggiare lo sviluppo alla creatività in un’ottica filosofica non è facile. Vi è, in generale, una difficoltà della nostra organizzazione culturale a tollerare i pensieri trasformativi. C’è un modo per “educare” alla creatività?

Nel pensiero contemporaneo, l’esperienza estetica innesca una contiguità con le prospettive dell’educazione: formano processi profondi di cambiamento personale del mondo. E dunque la necessità di «fare esperienza» – dice il filosofo De Pasquale – artistica e filosofica, pone la problematicità del proprio presente e l’apertura verso un atteggiamento critico-creativo di ricerca per il futuro.

Al liceo “G. Bianchi Dottula” di Bari, questa dinamicità formativa tra l’immaginazione artistica e le letture dei classici filosofici ha preso vita con il progetto di “Hidden Philosophy” a cura delle professoresse Tiziana Anna Piscitelli e Lia De Marco. Nelle classi III Be e III Bu le docenti di filosofia hanno sperimentato un laboratorio didattico pluridisciplinare, in modo originale, che prevede l’applicazione del metodo di scrittura creativa poetica nelle pagine “strappate” dalle opere dei filosofi greci antichi (presocratici, Platone e Aristotele). Una tecnica artistica che in francese prende il nome di caviardage, vale a dire la pratica di cancellazione di intere frasi in senso artistico: da un foglio di testo si scelgono alcune parole che costituiranno una poesia (in questo caso una riflessione filosofica) e si annerisce tutto il resto.

 

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(Presentazione del lavoro finito e spiegazione delle modalità nel giorno 05 giugno 2017 presso il liceo Bianchi Dottula di Bari)

La novità introdotta dalle professoresse, in accordo con i propri studenti, è la rappresentazione artistica delle parole scelte. Vere e proprie opere d’arte«linguaggi scoperti» secondo il professor. Maiale – che liberano l’immaginazione del singolo studente, e trasformano i contenuti conoscitivi in esperienze di vita. Questi capolavori giovanili sono stati raccolti all’interno di un libro a forma di chiave, intitolato appunto Hidden Philosophy, che gioca a favore di un’attività artistica concepita come esperienza interpersonale, partendo dal desiderio filosofico di comprendere le infinite “chiavi di lettura” del nostro presente e riconoscere nello stupore della ricerca, una caratteristica fondamentale del nostro stare al mondo.

 

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(a dx prof. Alberto Maiale, al centro presidente Sfi Mario De Pasquale, accanto prof.ssa Daniela Dato, a sinistra presenta il progetto la prof.ssa Lia De Marco)

Sfogliando i vari immaginari, si coglie benissimo le condizioni emotive di chi ha riprodotto determinate figure, colori, ritagli vari e citazioni. Interessante è la visione della giovane Maddalena Amoruso (IIIBu) , perché ha scelto di disegnare due mani che abbracciano un cuore – riempito dalle parole di “individuo giusto”, “alleato”, “calma l’altro” – e, verso la fine della pagina, un occhio circondato dalle parole di “amicizia”, “ai nostri occhi”, “diversa”. Al di sopra di questi simboli, una citazione “Ciò che non vedi con i tuoi occhi, non è detto che non esista”: il testo di riferimento è tratto dalla Repubblica di Platone. Questa rappresentazione cuore-occhio ricorda il filosofo Friedrich Nietzsche in un suo aforisma celebre del 1894: «L’amore è lo stato in cui l’uomo vede le cose più diverse da come sono»[1].

 

 

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L’opera d’arte di Maddalena Amoruso (IIIBu)

Ogni personalità è esposta al nostro sguardo, e forse, uno dei tentativi del progetto è quello di porre al centro l’importanza della relazionalità e della condivisione di più saperi.

E’ ciò che la professoressa Daniela Dato definisce «eventi focali del processo di formazione», cioè l’insegnamento non è pura trasmissione di dati ma è un “lasciare segni” carichi di significato, positivi e negativi, che appartengono all’intero percorso formativo dello studente. Nel pensiero occidentale novecentesco, colui che attribuì valore fondamentale all’immaginazione è il pedagogista John Dewey, che cercò di applicare le idee implicite in una società democratica ai problemi educativi.

“Hidden Philosophy” è anche un progetto democratico, poiché comunicare con più linguaggi culturali significa partecipare, collaborare, prendere parte ad un movimento creativo, un desiderio attivo di accogliere nuove suggestioni che modificano gli scopi esistenti. Dewey chiama “esperienza vitale” ciò che presuppone uno spazio d’incontro comune tra gli insegnanti e i ragazzi, scrive in Democrazia e educazione[2]:

Se l’umanità ha fatto qualche progresso nel rendersi conto che il valore ultimo di ogni istituzione è la sua efficacia distintamente umana, cioè la sua efficacia sulla esperienza cosciente, possiamo credere che questa lezione sia stata imparata in gran parte nei rapporti con i giovani.

Quindi non solo i licei e le università, ma qualsiasi istituzione culturale dovrebbe assicurare la partecipazione diretta, costruttiva, giocosa dell’insegnamento. L’entusiasmo delle professoresse Piscitelli e De Marco mettono in pratica il pensiero filosofico, non relegata alla pure lettura storiografica degli autori., così nello scarto tra utopia e trasformazione, idee e prassi, vi inseriscono l’arte. I giochi d’interazione[3], come ci ha spiegato Bateson, debbono potersi spingere fino a poter modificare le regole dei giochi e gli stessi giocatori. Il pensare è un interagire spazialmente senza limiti e confini. Se è vero che “la filosofia è sempre con noi”, allora Hidden Philosophy ci lancia una sfida, che vale la pena di accogliere con curiosità e fantasia.

[1] F. Nietzsche, L’Anticristo, trad. di Ferruccio Masini, Adelphi, Milano, 2010.

[2] J. Dewey, Democrazia e educazione, trad. Agnolotti e Padano, editrice Firenze, 1972, pag. 9

[3] G. Bateson, Verso un’ecologia della mente, Milano, Adelphi, 1976.

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