Franco Cardini e l’amor cortese: un’invenzione del XII secolo

Di Anna Capriati

Federico dixit e poté stare

Secondo luce su muro del Römer

Fresco alla memoria e forse all’incanto

D’un passante di Puglia in Arlecchino[1].

Vito Carofiglio

E’ proprio lo storico Franco Cardini il ‘passante’ che nel giorno 01 maggio 2017 ha irradiato il centro storico di Altamura, nell’edizione 2017 di “Federicus Festa Medievale”, dedicando ampio respiro sul tema dell’amor cortese lungo la fresca memoria e incanto del vissuto medievale.

Questa “festa” riveste il borgo cittadino per mezzo di oggetti, colori, le forme e gli spazi sottratti alle loro tradizionali relazioni: un Medioevo vivente costituito da scenari inconsueti e da molteplici logiche ritualistiche. La partecipazione dei cittadini è immensa, arricchita da solidarietà civica, manifestazioni di gioco e intrattenimenti volti nella “prospettiva dello splendore” per dirla con Bataille. All’inizio dell’incontro – dopo l’introduzione del relatore professore Pasquale Cordasco –  Cardini poneva al centro del suo discorso la genealogia dell’”essere in festa”, di qui il suo dirsi dicotomico fra «il trionfo del superfluo e il ritorno periodico del caos» , un ragionamento enigmatico valido soprattutto per il Medioevo, in cui il secondo aspetto catastrofico prevale sul primo. Il mettersi in maschera, afferma Cardini, era segno di male e che all’interno delle festività medievali non potevano mancare elementi funebri. In linea generale ci sono vastissimi immaginari e pregiudizi sul Medioevo, un’epoca di transizione e rivoluzione,sempre visto con diffidenza dal Rinascimento e gli illuministi. Oltre il paradigma del ‘secolo buio’ etichettato dal concetto convenzionale di Medioevo, Franco Cardini ha esaminato le limitazioni “classiche” riguardante la nascita del concetto “amore” ai tempi di Petrarca e Valla, aprendo così un contatto con il XII secolo.

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Un momento del convegno

Un secolo che ha avuto un «rinnovamento erotico» nonostante le stigmatizzazioni politiche, sociali, religiose ed economiche incentrate sull’archetipo del romanzo cavalleresco, sull’elemento del contratto matrimoniale e sul ruolo della donna ‘angelica’, ‘vergine’ e merce di scambio. Cardini però, ha ben sostenuto la tesi che la bellezza femminile della tradizione medievale era espressione del potere, infatti “avere una cotta” ,oggi, ha un significato preciso di provare piacere per qualcuno ma il suo concetto originario apparteneva ad un tipo d’abbigliamento come simbolo di omaggio feudale.

Tuttavia, non è solo questo. L’identità della donna, scrive Cardini in altri suoi testi e articoli infiniti[2], è stata comunque una protagonista eccellente di quella che è stata definita “l’età cristiana”.

La poesia stessa d’amore nasce come inno appassionato alla Vergine e alle donne che ne sono l’immagine riflessa. Il medioevo è costituita da donne statiste da Eleonora d’Aquitania a Matilde di Toscana o da Chiara d’Assisi a Caterina da Siena a Giovanna d’Arco; intellettuali, scrittrici e poetesse, da Eloisa a Christine de Pizan. Cardini ad un certo punto del convegno – con ironia e entusiasmo – conferma: «Sull’amore sono d’accordo nel dire che è un’invenzione del XII secolo», una definizione tratta da una delle più importanti medieviste (apprezzata molto dallo stesso Cardini), ovvero Régine Pernoud (1909-1998), che ha letteralmente occupato con la sua immagine di studiosa e di scrittrice l’intero secolo novecentesco. Facendo centro sull’età delle cattedrali[3], quindi sull’”età feudale” (i secoli XI-XIII), in un discorso più legato  al contesto della Francia , Pernoud dedica sia prospettive socio-religiose delle monache in rapporto all’istruzione e sia descrizioni biografiche di alcune alte dame angioine tra cui Eleonora d’Aquitania. Ma se l’amore è invenzione, non vuol dire che non ci fossero le donne, anzi scrive Pernoud che il XII secolo fu un secolo fatto dalle donne[4]. Come nota bene lo studioso Mario Chiarenza, le relazioni di coppia erano il fulcro esistenziale dell’amore cortese , ma visto su due piani etici: nel cavaliere era la contemplazione e il tessere le lodi all’immagine-donna (irraggiungibile, lontana, angelica, vergine) mentre nella coscienza femminile il desiderio era trovare un cavaliere ‘cortese’ vale a dire sincero e non grezzo. Vi era quindi una solidarietà femminile oltre i canti lirici amorosi, in un’era che le vedeva finalmente protagoniste e non solo nelle vicende amorose ma in cui “venga accettata la loro libertà, la loro audacia, la loro femminilità più gioiosa”[5].

Infine, l’argomento si sposta sull’intendere “cultura medievale” e le influenze storiche tra Occidente e Oriente. Una delle partecipanti ha posto una domanda al professore sull’intendere il progresso culturale oggi, se maggiore in Occidente rispetto all’Oriente e se vi è continuità/discontinuità tra l’Islam e l’Europa. Una risposta a tale questione implicherebbero tutti gli studi che da anni il professor Cardini ha dedicato alla sua vita, una ricerca illimitata date le innumerevoli pubblicazioni e che trovano un filo conduttore possibile: eliminare il pregiudizio nazionalistico e circoscritto di una singola cultura. In un suo testo pubblicato da Laterza “L’ipocrisia dell’Occidente” Cardini ribadisce che l’Europa delle università e delle cattedrali, quella di Abelardo, di Tommaso d’Aquino e di Dante non sarebbero state possibili senza la diffusione della scienza greca, indiana e cinese, che si ebbe a partire dalle traduzioni in lingua araba di gran parte delle opere di carattere scientifico-tecnologico di quelle civiltà. Il resto è frutto di errori storici entrambi propagandati  dai «mass media» interessati a non far capire bene di quel che succede e a farci credere che sia in atto uno «scontro di civiltà»[6].

[1]              Frammento tratto dalla poesia Altezza federiciana del professore Vito Carofiglio (Bari 1935-1996), libro intitolato Le forme dell’arte, Palomar edizioni, 2001
[2]              Un riferimento in particolare è l’articolo Clotilde, il cuore e il Medioevo delle donne ,presente nel sito https://www.avvenire.it/agora/pagine/donn-bace997032254363a60eddbd5af56c09
[3]              R. Pernoud, La donna al tempo delle cattedrali, Rizzoli, Milano 1982
[4]              R. Pernoud, Bianca di Catiglia, ECIG, Genova, 1994, p.13
[5]              Mario Chiarenza, L’assenza segreta. Donne, musiche e silenzi, edizione yoiucanprint, formato ebook
[6]              Franco Cardini. articolo pubblicato su “La Gazzetta del Mezzogiorno”, 31 luglio 2005.

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