All Equal All Different: 8 marzo 2017

IN OCCASIONE DELLA GIORNATA INTERNAZIONALE DELLA DONNA, LA REGIONE PUGLIA HA ORGANIZZATO PRESSO IL LICEO SCIENTIFICO “GAETANO SALVEMINI” DI BARI UN EVENTO DI RIFLESSIONE RIVOLTO AGLI STUDENTI E AL CORPO DOCENTI SULLE TEMATICHE DELLA PARITA’ NEL LAVORO, DEGLI STEREOTIPI DI GENERE E DELLA LOTTA ALLA VIOLENZA.

DI ANNA CAPRIATI

 

Coglierò per te

l’ultima rosa del giardino,

la rosa bianca che fiorisce

nelle prime nebbie.

Le avidi api l’hanno visitata

Sino a ieri,

ma è ancora così dolce

che fa tremare.

E’ un ritratto di te a trent’anni,

un po’ smemorata, come tu sarai allora.

Attilio Bertolucci – La rosa bianca[1]

 

“ALL EQUAL ALL DIFFERENT, STORIE DI DONNE” ha rappresentato nella giornata dell’8 Marzo 2017 un momento di rinnovazione culturale, attraverso le varie collaborazioni inter-istituzionali, per la promozione dell’uguaglianza e della non discriminazione nelle giovani generazioni.

L’evento ha preso vita nell’Auditorium del liceo grazie alla partecipazione coinvolgente di artiste e artisti che, seguiti dall’organizzatrice Annamaria Ferretti, hanno interagito con le ragazze e i ragazzi raccontando le loro esperienze professionali e personali. Da questa «condivisione di storie ordinarie»– precisa la dirigente Francesca Zampano (sezione Promozione della Salute e del Benessere) – di ricordi, desideri, successi in ambito sociale, scientifico, agro-alimentare, narrativo, artistico, imprenditoriale e filosofico che conferisce al titolo dell’iniziativa il suo valore: “tutti uguali tutti diversi”.

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Anna Garofalo recita alcuni testi

Ed è proprio in questo raccontare i vissuti quotidiani che è possibile un ripensamento del maschile/femminile in modo dinamico. La Regione Puglia[2] è da anni impegnata nella tutela di politiche per le pari opportunità di genere e il contrasto ad ogni forma di esclusione. In tal senso la scelta di una scuola, come luogo dell’insegnamento alle differenze, per promuovere questa molteplicità di ruoli sociali e funzionali al riconoscimento dei diritti umani.

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Un momento del convegno con le Ospiti e l’intervento della D.S. Tina Gesmundo

Le donne presentano oggi «una nuova forma di soggettività» – aggiunge la preside del liceo Tina Gesmundo – e tendono sempre più a ricoprire ruoli professionali tradizionalmente maschili dopo le continue lotte di emancipazione dalla sfera domestica, iniziate a partire dagli anni ’70 fino ad oggi, e la ri-appropriazione della propria libertà e sessualità. «Le donne devono difendere se stesse» – dice la preside – «con la stessa forza emotiva[3] dello scendere in piazza» per rivendicare una partecipazione attiva nel mondo. Come sostiene un’altra straordinaria ospite Francesca Bottalico (assessore Welfare Comune di Bari) è «la vulnerabilità dei propri vissuti» che ci rende fragili, lacerati ma al tempo in stretta relazione al coraggio e alla determinazione, come qualcosa che si dispiega nell’aiuto reciproco con gli altri.

Eppure questa luminosa immagine nella donna, archetipo della complessità e trasformazione, contrasta spesso la persistenza di sacche di arretratezza che si traducono in pericolosi stereotipi di genere, a danno specialmente delle bambine. E’ interessante a tal proposito uno dei video su youtube che Annamaria Ferretti[4] ha proposto durante la prima sessione della giornata, intitolato Dalle uno schiaffo: la reazione dei bambini e nella giocosità dei momenti, tuttavia, a prima vista ci rassicura l’amore infantile come una interazione innocente fuori da ogni atto di forza o violenza (le richieste del giornalista ai bambini di rivolgere la loro attenzione ad una bambina e successivamente di darle uno schiaffo forte).

Infine, uno sguardo culturale è riservato al rapporto donna-pensiero, e qui l’intervento della filosofa e antropologa Laura Marchetti che si interroga sulla storia della nascita della filosofia definita «una strana cosa iniziata con una violenza simbolica: il potere della parola». Citando una delle opere più complesse del pensiero greco, il Simposio di Platone, la filosofa legge nel racconto l’allontanamento del ruolo dell’unica figura femminile musicista presene al banchetto degli uomini e re-interpreta questo “distacco” quello che poi è accaduto nei secoli successivi, il silenzio assordante delle voci femminili. Non tutto è stato detto, insiste Marchetti, e ci sono ancora possibili storie, stili di vita, racconti che le donne hanno donato al mondo, una “cura” ribelle al cielo e alla terra. Rilevante è il paradigma di un personaggio come Shahrazàd (che in arabo significa “figlia della luna” , vale a dire la sua duplice narrazione interna alle storie leggendarie incatenate tanto nella fantasia quanto nella realtà, formando un corollario seducente che riesce ad espropriare l’odio dal cuore del sovrano. (in questo caso il re Shahriyàr verso le donne). Shahrazàd rappresenta nella cultura contemporanea Occidentale una spaccatura: ambiguità tra un modello passivo e un simbolo modello attivo dell’autodeterminazione. Ovviamente, il secondo modello è quello che incarna il vero significato salvezza “da sé” , e di quella delle altre donne di oggi, capace di suscitare amore nell’altro e di conservare “vivo” quest’apertura amorosa. Possiamo concludere sostenendo che le donne di questo incontro[5], hanno guadagnato il potere di governare se stesse, di forgiare il loro percorso esistenziale scegliendo tra le varie possibilità e alternative alla pari (o più) di chi ha cercato di tenerle distanti. La loro sollecitazione agli studenti e alle studentesse di decidere tra molteplici opzioni implicate da responsabilità, attenzione, umiltà e pazienza va intesa come un cambiamento esposto all’inclusione delle differenze.

[1] Questa poesia è un dolce suggerimento della preside Tina Gesmundo che durante il convegno, sempre entusiasta di accogliere i suoi partecipanti, ha dedicato alle donne lo stesso profumo e bellezza delle rose bianche. Un ringraziamento speciale anche alle letture vitali di Anna Garofalo e Carmela Vincenti, due attrici con grande interpretazione avvincente, simboleggiano i percorsi difficili della donna verso l’indipendenza. Non è un caso il richiamo ad Alda Merini, una donna combattente che non ha mai “perso le ali” e speranzosa scrive in un passo tratto dalle sue innumerevoli poesie intitolato Inno alla donna: «…e tu hai un sogno, per ogni estate, un figlio per ogni pianto / un sospetto d’amore per ogni capello, ora sei donna tutto un perdono / e così come vi abita / il pensiero divino fiorirà in segreto attorniato dalla tua grazia. » (Da Clinica dell’abbandono, Einaudi, 2004)
[2] Tra i tanti servizi pubblici contro la violenza di genere, è importante tener presente il Centro Antiviolenza Paola Labriola e il Centro Antiviolenza del Comune di Bari. Per maggiori informazione il sito: www.pariopportunita.regione.puglia.it ; Si ringrazia l’intervento di  Salvatore Negro, nella sua veste di Assessore al Welfare della Regione Puglia.
[3] Questa frase ricorda molto ciò che scrive G. Lipovetsky a propostito del culto femminile dell’amore: «(…) non sintomi di assoggettamento a norme estranee all’ego, ma rivendicazione del diritto ad essere assolutamente se stesse e affermazione del primato della felicità interiore e dell’intensità emotiva». La terza donna. Il nuovo modello femminile, Frassinelli, Milano, 2000, p.41
[4] L’intrattenimento ad una partecipazione consapevole è stato l’obiettivo costante della professoressa/giornalista Annamaria, che preferisce definirsi molto “social” per rimanere il più vicino possibile al mondo giovanile e da anni si occupa di vari progetti tra cui “Ilikepuglia” e uno spazio culturale accogliente a Bari presso “Casa delle Donne del Mediterraneo”. 
[5] Alle altre straordinarie partecipanti Maria Chironna (professoressa associata  in Medicina), Valeria Carannante (vicepresidente Vazapp), Gabriella Genisi (scrittrice), Teresa Imbriani (fotografa), Marina Lalli Bertolino (imprenditrice Terme di Margherita di Savoia) e la studentessa Asia Iurlo (rappresentante Rete della Conoscenza) che insieme accarezzano l’interesse per la libertà della donna (o minoranze sessuali, razziali) contro ogni forma di discriminazione e il loro lavoro altruista e coraggioso è un contatto che, in quanto sensazione, “fa parte del mondo della luce”. (E. Levinas , Il Tempo e L’altro).
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