Qual è lo stato della democrazia oggi?

DIBATTITO SULLA DEMOCRAZIA ALL’ARCI “LA LOCOMOTIVA” DI CORATO INSIEME AI PROFESSORI DELL’UNIVERSITA’ DI BARI “ALDO MORO” OTTAVIO MARZOCCA (FILOSOFIA ETICO-POLITICA ED ETICA SOCIALE) E ONOFRIO ROMANO (SOCIOLOGIA GENERALE), CON LA COLLABORAZIONE DI JACOPO MASCOLI E FELICE ADDARIO.

di ANNA CAPRIATI

“Non rimane che guardare lo splendore del mondo e, amando, essere uniti agli uomini finché questo è permesso. Non rimane che, nella storicità del nostro amore , renderci conto della origine e della eternità.”

K. Jaspers, La bomba atomica e il destino dell’uomo

Qual è lo stato della democrazia oggi, e quale il ruolo di noi cittadini? Interrogarsi sulla democrazia è un esercizio collettivo, riflette Addario, all’interno di uno spazio pubblico. Si direbbe che l’esperienza dei totalitarismi e l’avvento dei neoliberalismi in Occidente conduca il popolo verso una  necessità di mutamento radicale della politica. I poteri “forti” dell’economia globale alienano il singolo cittadino dalla totalità, con forte diffidenza e interesse esclusivamente privato.

Non si tratta di individuare una colpa collettiva né una responsabilità penale, bensì un possibile ritorno alla partecipazione attiva e consapevole. Ottavio Marzocca affronta l’argomentazione su  due piani:  la pratica di governo neoliberista e la garanzia dei servizi pubblici, entrambi sotto il controllo di una “strategia politica”, o più esattamente, la costituzione di certi “modelli di comportamento” oppressi sull’esistenza stessa delle persone. Il singolo diventa modello formale, “imprenditore di se stesso” all’interno del gioco degli interessi, come l’istruzione, la salute, e i bisogni primari ormai dipendenti dall’ “investimento sulle proprie capacità” e non al rispetto delle esigenze comuni. Al tempo stesso, riflette Romano, non si può avere la sensazione di una realtà politica senza gli ideali soggettivi oppure una pretesa di costruire il mondo sulla base della propria elaborazione di senso e che occorre, invece, il confronto con l’Altro che consente linee di iniziative più aperte agli aspetti democratici.

Questa “costruzione del senso” appartiene ad una cornice collettiva pensata anche dal singolo finanziamento. Il tentativo del “mito” della sinistra postmoderna di neutralizzare i rapporti di potere non è praticabile e il recupero del “potere al popolo” può concretizzarsi nel capire “chi” determina la realtà, su quale gioco e sistema dobbiamo confrontarci. Il paradosso dell’individuo come esercizio di non governo, “governo di nessuno” e nello scontro interno alla collettività. (cortocircuito).

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Un momento del dibattito con Marzocca e Romano

La riflessione del sociologo Romano ricorda ciò che Hannah Arendt scriveva a proposito dell’agire politico moderno: il suo essere “al bivio fra tutto e niente”[1]. La Arendt tentava di ricostruire una dimensione della “saggezza umana” che non sia ridotta a pura “tecnica di dominio”. Ancora una volta, ed è ciò che ha colto il professor Marzocca, il problema del rapporto mezzi-fini, politica-etica. Una connessione che Marzocca rende visibile, fuori dal puro “gioco degli interessi”, attraverso una lettura critica dei più importanti esponenti dell’ “egemonia neoliberista” che, come una forza unificatrice, assimila tutto e annulla le differenze. “Una libertà civica nel mondo reale”, suggerisce Marzocca, “si realizza nella città, in un contesto urbano come spazio comune e formato da un tessuto connettivo molteplice”. La conseguenza di una prassi comunitaria ed ecologica si presenta come l’espressione più significativa di una democrazia diretta e partecipativa. Mascoli, chiede ai professori una soluzione, principalmente etica, di quel “cortocircuito” paradossale che blocca soprattutto nei giovani l’interesse attivo verso la politica. Il professor Romano risponde che viviamo in un abisso, un limite antropologico che paralizza l’individuo dalla sua stessa facoltà di decidere autonomamente. Il liberalismo, egli dice con chiarezza, ha contribuito alla paralisi della sovranità (es. precari, disoccupazioni) e le istituzioni non proteggono il singolo. Il pensiero del sociologo, avrebbe detto Bataille, indica una via per costruire una sovranità come comunicazione tra “soggetti sovrani”[2].La risposta di Marzocca, invece, è differente ma non opposta: egli condivide l’esistenza di un “abisso”, che però è causa di una perdita di senso dell’agire politico in una sfera comune, e che la democrazia non è un regime particolare, una “Grande” politica, una posizione definita.

“La democrazia è la condizione che consente un accordo nel dis-senso, una cittadinanza attiva dentro e con il territorio, contro ogni aggressione ambientale”.

E’ beninteso, l’essere umano può prendersi “cura di sé”se agisce con responsabilità e eticità nei confronti della vita. Anche la filosofa Butler afferma la performatività di un’azione politica che si innesta in un “sé agente” in relazione agli altri, e scrive a tal proposito sul sé “concepito come una pluralità” che “comincia ad affermarsi come soggetto politico, esercitando un diritto all’esistenza”[3]. Il ruolo centrale della democrazia come “esistenza condivisa” in quanto “assenza di senso ultimo come al suo vero – e infinito – senso d’essere”[4].

Un riconoscimento reciproco, cooperativo entra nel dibattito locale-globale che però rimane ancora una questione aperta.

[1] H. ARENDT, Le origini del totalitarismo, ed. Comunità, 1967, p.607

[2] Cfr. G. BATAILLE, La sovranità, il Mulino, 1990

[3] J. BUTLER, The performative in the political, 2013

[4] J.L. NANCY, Verità della democrazia, ed. Cronopio, 2009

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